SE ATENE PIANGE, SPARTA NON RIDE

da | Ago 12, 2022 | Attualità | 2 commenti

Quella che stiamo vivendo è veramente una calda estate, e non solo dal punto di vista climatico. Non passa giorno senza che la politica ci riservi delle sorprese, e più si va avanti, più la situazione si fa ingarbugliata.

Del partito unico che ha sostenuto il governo Draghi non c’è più traccia, e la necessità per molti partiti di riappropriarsi della vecchia identità ha preso il sopravvento. Il centrodestra, a quanto pare in odore di vittoria per le prossime elezioni, ha rispolverato tutto il repertorio classico, compreso l’irrisolto e imbarazzante nodo della leadership.

Promettono più sicurezza e migliore difesa dei confini, senza però far mancare le più accattivanti promesse, come un milione di nuovi alberi o mille euro al mese per i pensionati, piuttosto che l’introduzione della flat-tax, insomma: “più pilu” per tutti!

Nel centro sinistra, la parte del leone, anche se rincitrullito e ammaccato, ha deciso di giocarla il PD di Letta, che forte della esperienza di “forza motrice” maturata a sostegno di Draghi, ha aperto praticamente a tutti. Un’apertura così ampia da riuscire a inglobare al suo Interno anche chi come Di Maio, gli aveva giurato odio eterno: ma probabilmente il merito è tutto della cariatide Tabacci, che sarebbe capace di tenere insieme interessi, più di quanto non possa fare la più potente delle colle.

L’intraprendente Letta si è anche proposto per ricucire gli strappi che hanno lacerato il PD, riuscendo però a riportare a casa solo gli esponenti della cosiddetta, o sedicente, “sinistra radicale”, i vari Speranza, Fratoianni & Co., magari con coniuge al séguito.

L’operazione di ricucire al centro sembrava molto più semplice, ma come spesso succede le cose semplici si rivelano insidiose. Mentre già si preparava il banchetto per il ritorno dei “figliuoli prodighi” Renzi e Calenda – quest’ultimo capace di attrarre anche i transfughi di Forza Italia – è arrivata la sorpresa della costituzione del “Terzo polo”, una sorta di ritorno al passato: un quadro generale veramente triste, con tanti partiti in crisi che cercano di mettersi insieme, superando anche vecchi rancori, ma non nell’ interesse del Paese, bensì per la necessità di sopravvivere a se stessi.

Di contro, i partiti “antisistema” – formatisi al calore delle piazze no green pass e per il ritorno alla Costituzione –, che avrebbero dovuto cogliere al volo l’opportunità che si prospettava, non hanno nemmeno tentato di coalizzarsi per dare vita a un’offerta politica veramente alternativa, che sarebbe stata dirompente. Probabilmente la paura di uscire dalla modalità protesta per entrare in modalità proposta, è stata così tanta da impedirgli di superare le divisioni per dare vita ad una proposta unitaria e alternativa.

Due mondi in crisi profonda che non fanno altro che richiamare l’urgenza di rifondare la politica. Perché oggi più che mai si sente il bisogno di una Politica capace di elaborare proposte concrete tese a migliorare le condizioni di vita del popolo.

La politica continua a riproporsi in maniera autoreferenziale e non riesce a liberarsi dal bisogno di dare spettacolo, con tanto di battute e denigrazione degli avversari. Così facendo sarà il Paese tutto a perdere e nonostante, in un modo o in un altro, si formerà necessariamente un nuovo Governo, quasi sicuramente sarà l’ennesima sintesi di poteri che non rispondono alla sovranità popolare.

Torniamo a parlare di Politica!

Il dibattito e il confronto tornino ad essere sui contenuti e non sui contendenti.

Sanità, economia, giustizia, lavoro e istruzione tornino ad essere i temi d’interesse dei partiti.

Siamo nel bel mezzo di una svolta epocale, dentro la quale è in corso una contesa di civiltà, che vede contrapposti valori umani a opportunismi transumani.

Una partita così delicata non può continuare ad essere giocata da player inadeguati.

Forza, c’è bisogno di Politica, ma quella vera!

Ciro Silvestri

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2 Commenti

  1. Silvia

    Il bene del popolo non è mai stato il fine della politica, è semplice bisognerebbe eliminare un po’ di poltrone e tutto diventerà più semplice

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  2. Alfredo Cascone

    Si è persa una opportunità, ne sono certo, forse i tempi non erano maturi e la fretta con la quale hanno fissato le elezioni non ha aiutato. Vedremo, la situazione è in evoluzione. Comunque si è ripreso a fare politica dal basso e questo continuerà anche dopo. Il tempo della delega totale al rappresentante di turno e del disimpegno è finito.

    Rispondi

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